4 aprile 2013

Quello che vorresti dire, ma a volte non sai come.

C'è una cosa che invidiavo alle altre coppie.
Loro parlano al plurale.
"Dove andiamo a Pasquetta?".
"Cosa facciamo quest'estate?".
"No, noi non ci siamo stasera".
Sembrano indivisibili.
Ho sempre adorato la teoria dell' "io sono dov'è lei".
Lui non è mai stato così.
"A Pasquetta vado con i ragazzi, tu vuoi venire?".
"Non so che fare quest'estate".
"Ah, stasera non puoi? Io penso che vado".
E io mi sono sempre sentita messa ai margini.
La sensazione che il suo mondo giri, e giri anche bene, nonostante io non ci sia, mi ha dato il tormento a lungo.
Poi un giorno me l'ha chiesto: "Preferiresti che io avessi una vita vuota e stessi con te per solitudine?".
"No, certo, ma vorrei riempirtela la vita, e non essere un elemento marginale".
"A me piace stare con gli amici, mi piace non privarmi di nulla, mi piace l'indipendenza, mi piace parlare al singolare, mi piace invitarti nella mia vita e non darti per scontata, mai".
"Ma ci vai spesso in giro per il mondo senza di me".
"Devo. Così se te ne andassi, saprei da dove ripartire".
"Ma com'è la vita in mia assenza?"
"Si respira peggio, si respira molto peggio".


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